Tutti prima o poi siamo stati incoerenti con quanto detto tempo prima. Anni, mesi ma anche giorni e a volte persino ore e minuti.
Io ho imparato a non dire più "Non lo farò/Non succederà/Io non potrei - MAI" o anche nella versione "mai più". Perché puntualmente, quando lo usavo, accadeva il contrario. Quasi come se il destino (un po' infame a volte, eh!)(ma soprattutto un po' permaloso, eccheccazzo) sentendosi sbeffeggiato dalla mia assoluta sicurezza che MAI io avrei fatto una data cosa, rispondesse "adesso te lo faccio vedere io".
Ecco, destino, parliamoci chiaro, io non ho nulla contro di te, quando dico MAI è perché negli anni credevo (speravo) di essermi costruita delle solide verità, dei validi principi. E va bene smontarli, però ecco, puoi farlo almeno in un modo meno tragico?
Sì perché poi, quando dici MAI e ti capita il contrario, non è che succede in una situazione semi normale, NO, ci mancherebbe. Scene epocali di film mai visti, tragedie antichemodernegrecoromanetutte. Episodi che ti costringono poi a chiuderti in un eremitaggio forzato in cui inizi col chiederti il senso di ciò che hai fatto per poi passare al senso della tua intera esistenza.
Non ci vogliamo far mancare nulla!
Quindi al bando il MAI, non lo dirò mai più.
Ops, ecco, appunto. Mi autoflagello.
Ciao.
Brindo alle ciance!
martedì 4 agosto 2015
domenica 2 agosto 2015
TU(orlo)
Hai presente tutti quei post romantici che ti fanno versare i lacrimoni della vita e venire pure qualche capello bianco per le emozioni così intense che ti fanno provare?
Ecco, anche io avrei voluto scriverne uno per te e mi sono impegnata. Avrei voluto trovare una metafora fantastica per descrivere quello che provo per te, eppure alla fine quella che ha reso meglio l'idea è dirti che tu sei come la puzza dell'uovo.
Sì.
Perché sai, quando cucini un uovo in padella, l'odore resta lì. Si infiltrerà nella spugnetta e accompagnerà il tuo caffelatte del mattino dopo e la tua pasta alle zucchine della sera, e probabilmente anche quella del giorno dopo.
Potrai lavare, strofinare e rilavare ma niente, quell'odore nauseabondo resterà.
No ma non per dire che tu sia nauseabondo eh, ma per dire che resti.
Che io ci provo a dimenticarti, a non pensarti, a sostituirti, ma nulla, tu resti.
E quando penso che alla fine il puzzo, che saresti tu (beh sì, lo so, non è un'immagine proprio fantastica) se ne sia andato, ecco che si rifà vivo.
Proprio come il pensiero di te.
Nessun Titolo
Ho sempre avuto difficoltà a scegliere i titoli
a - perché non me li ricordo, quasi mai;
b - perché ho sempre pensato che una sola parola non fosse sufficiente a racchiudere tutto quello che ci si mette dentro.
E quindi nessun titolo, almeno per il primo post.
Anche se in fondo non dare nessun titolo a un titolo è un po' come averglielo comunque dato. E' un po' come quando non si sceglie: che uno crede di non aver scelto ma in realtà l'azione stessa della non scelta implica una scelta, LA scelta. Hai scelto di non scegliere.
Io ho scelto di non scegliere molte volte. Per paura principalmente. Per mancanza di fiducia (in me stessa). Per mancanza di certezze.
La difficoltà di scegliere è forse uno dei miei più grandi difetti (ecco, ad esempio ora stavo per scrivere "è il mio più grande difetto", poi ci ho pensato e me ne sono venuti altri - miliardi - in mente e siccome alla fine non so scegliere nemmeno quale sia il mio più grande difetto, alla fine eccolo qua che diventa il particolare nel generale). Parto dalle cose più importanti come il non saper scegliere dove vivere, che lavoro preferirei fare, alle cose più semplici come il film preferito, il libro, la canzone ma anche in altre più banali: in gelateria, al ristorante, in un negozio, resterò lì a pensare cosa scegliere per minuti, quarti d'ora, mezzore, per poi riuscirci, a scegliere.
MA
subito dopo aver ormai ordinato, comprato, mangiato ciò che ho scelto, il pensiero è quello di aver fatto la scelta sbagliata.
Eccomi qua.
a - perché non me li ricordo, quasi mai;
b - perché ho sempre pensato che una sola parola non fosse sufficiente a racchiudere tutto quello che ci si mette dentro.
E quindi nessun titolo, almeno per il primo post.
Anche se in fondo non dare nessun titolo a un titolo è un po' come averglielo comunque dato. E' un po' come quando non si sceglie: che uno crede di non aver scelto ma in realtà l'azione stessa della non scelta implica una scelta, LA scelta. Hai scelto di non scegliere.
Io ho scelto di non scegliere molte volte. Per paura principalmente. Per mancanza di fiducia (in me stessa). Per mancanza di certezze.
La difficoltà di scegliere è forse uno dei miei più grandi difetti (ecco, ad esempio ora stavo per scrivere "è il mio più grande difetto", poi ci ho pensato e me ne sono venuti altri - miliardi - in mente e siccome alla fine non so scegliere nemmeno quale sia il mio più grande difetto, alla fine eccolo qua che diventa il particolare nel generale). Parto dalle cose più importanti come il non saper scegliere dove vivere, che lavoro preferirei fare, alle cose più semplici come il film preferito, il libro, la canzone ma anche in altre più banali: in gelateria, al ristorante, in un negozio, resterò lì a pensare cosa scegliere per minuti, quarti d'ora, mezzore, per poi riuscirci, a scegliere.
MA
subito dopo aver ormai ordinato, comprato, mangiato ciò che ho scelto, il pensiero è quello di aver fatto la scelta sbagliata.
Eccomi qua.
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